di Fabio Pace

Una vicenda borderline tra malessere sociale e cronaca spicciola che però, questa volta, non può essere liquidata in due righe. Un ragazzo di nazionalità egiziana è riuscito a farse fermare dai carabinieri della sezione Radiomobile della Compagnia di Marsala per la seconda volta in una settimana per gli stessi reati: lesioni personali, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Lo scorso 6 gennaio il primo fermo: i carabinieri lo hanno fermato per un controllo in seguito a un furto segnalato da un cittadino. Un semplice controllo, nulla di più. Il ragazzo però ha reagito rifiutando l’identificazione e reagendo ai militari aggredendoli con calci e pugni. Inevitabile l’arresto, anche concitato viste le circostanze, dopo una breve colluttazione in seguito alla quale i carabinieri hanno dovuto fare ricorso ai medici del pronto soccorso. Esito dell’arresto: convalida del giudice e misura cautelare del divieto di dimora nei Comuni di Marsala e Petrosino.

La notte scorsa il copione s’è ripetuto uguale. I militari in servizio di perlustrazione hanno notato il giovane cittadino egizioano che, in violazione della misura cautelare, si aggirava nella Contrada Strasatti di Marsala: il giovane, alla vista dei Carabinieri, ha nuovamente cercato di sottrarsi al controllo aggredendo un’altra volta gli operanti con calci e pugni. Il giovane è stato per la seconda volta prontamente bloccato dai Carabinieri, anche se di nuovo, uno dei militari intervenuti ha dovuto fare ricorso a cure sanitarie. Il ragazzo, al termine delle formalità di rito, è stato dichiarato in stato di arresto con l’accusa di lesioni personali, minaccia e resistenza ad un Pubblico Ufficiale. Esattamente le stesse accuse del primo fermo. All’udienza con il rito direttissimo il Giudice Monocratico del Tribunale di Marsala ha convalidato l’arresto disponendo però una diversa misura cautelare, quella dell’obbligo di dimora nel comune di Marsala. Come dire: “non vuoi andar via, ok rimani, ma non allontanarti che ti teniamo d’occhio”.

Come abbiamo scritto all’inizio la questione non solo di cronaca e di ordine pubblico, ma ha anche un risvolto sociale. Che destino può aver mai un ragazzo di 21 anni, sbandato, straniero in terra straniera, con già diversi precedenti di polizia alle spalle e che se fermato aggredisce subito il suo interlocutore solo perché indossa una divisa? Questo ragazzo, senza fissa dimora, è una mina vagante di rabbia, frustrazione, incapacità di relazionarsi. Forse andrebbe aiutato ma, va da sé, non possono essere i carabinieri a farlo.