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Dopo l’incendio, torna transitabile la provinciale 63

Macchia mediterranea, alcuni arbusti e sterpaglie. Sono andati in fumo nell’incendio che nella notte di mercoledì è scoppiato in prossimità della Torre dell’Impisu, in contrada Sauci, e che ha comportato l’evacuazione, via mare, di circa la metà degli ospiti del Villaggio Calampiso. Circa 36 gli ettari  bruciati tra terreni incolti, pascoli e montagna senza intaccare, fortunatamente, la Riserva Naturale dello Zingaro. Il responsabile dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Trapani, Francesco Trapani, ha sottolineato come si  tratti di una prima stima provvisoria che  non tiene conto,  non solo dei danni a lungo termine per l’ambiente, ma anche per la microfauna: conigli, volatili e rettili di cui non si parla mai. La matrice del rogo sarebbe di natura dolosa.  

L’allarme è scattato intorno all’una e trenta della notte di mercoledì. I vigili del fuoco, intervenuti con uomini e mezzi, hanno allertato l’ispettorato che ha messo a disposizione 20 operai forestali e del personale in divisa. Alla prime luci dell’alba, l’intervento dei canadair che  hanno spento le fiamme  nelle zone più impervie. Sul posto anche un elicottero dell’aereonautica di Birgi. Nel frattempo, in prefettura, si è riunito il Centro Coordinamento Soccorsi disponendo l’evacuazione degli ospiti della struttura ricettiva. Infatti più del pericolo del fuoco, c’era il timore dei fumi sprigionati dalla combustione e alimentati dal vento.  Impegnate nelle operazioni, sotto il coordinamento della Capitaneria di Porto, 4 motovedette della Guardia Costiera, 2 della Guardia di Finanza , 2 pescherecci locali, 1 imbarcazione per il trasporto dei turisti,  una di Frontex e alcuni gommoni privati. Gli evacuati sono stati trasportati al porto di San Vito lo Capo e da lì,  a bordo di pullman, al Teatro comunale dove è stato allestito un punto di ristoro. Una volta spento l’incendio, hanno fatto rientro a Calampiso nelle prime ore della mattina. Intanto oggi è di nuovo accessibile, dal lato di San Vito, l’ingresso della Riserva dello Zingaro. La provinciale 63, infatti, era stata chiusa due giorni per effettuare gli opportuni controlli nel timore di un potenziale pericolo di caduta massi, provocato dal venir meno della vegetazione bruciata a causa dei continui incendi che hanno fatto venir meno il prezioso ancoraggio delle piante al terreno.